Il 19 febbraio 2026 ha segnato una data destinata a rimanere impressa nella storia recente dell’accesso alla professione notarile in Italia. Quel giorno, sulla rete intranet del Consiglio Nazionale del Notariato, è stato pubblicato per errore un file Excel riservato contenente i nomi dei circa 250 candidati ammessi alle prove orali del concorso notarile, relativo alle prove scritte svoltesi nel novembre 2024. Il documento, rimosso nel giro di pochi minuti, ha fatto in tempo a essere fotografato e diffuso in rete, diventando immediatamente virale sui social network e scatenando una tempesta senza precedenti sull’intera categoria.
Ciò che ha trasformato una semplice fuga di dati in uno scandalo di dimensioni nazionali sono le annotazioni contenute nel file accanto ai nomi dei candidati. Tra le voci più inquietanti spiccano i cosiddetti “nomi di santi”: alcuni candidati risultavano associati a figure come San Filippo Neri, Santa Bernadette, Santa Matilde di Hackeborn, o addirittura a un misterioso “Papa” riferito a un candidato lombardo. Secondo una lettura ormai diffusa tra gli addetti ai lavori e i candidati esclusi, questi appellativi non sarebbero innocui soprannomi goliardici, bensì veri e propri codici identificativi elaborati per aggirare il rigido principio di anonimato che dovrebbe caratterizzare le prove scritte di un concorso pubblico: in altre parole, i candidati “raccomandati” — quelli con i “santi in paradiso” — sarebbero stati segnalati alla commissione in modo cifrato, consentendone l’identificazione durante la correzione degli elaborati.
Il principio di anonimato delle prove scritte nei concorsi pubblici non è una mera formalità burocratica: è un presidio fondamentale di imparzialità, sancito dalla legge e dalla consolidata giurisprudenza amministrativa. La sua violazione — qualunque ne sia la modalità, palese o dissimulata — costituisce un vizio radicale dell’intera procedura concorsuale, tale da rendere gli atti adottati annullabili dinanzi al giudice amministrativo. Nel caso di specie, l’esistenza stessa di un sistema di codici identificativi all’interno di un documento ufficiale della commissione rappresenta, prima facie, una prova documentale di eccezionale rilevanza a supporto di tale vizio.
Di fronte allo scandalo, il presidente del Consiglio Nazionale del Notariato ha dichiarato che la procedura si è svolta regolarmente e ha ricordato che la nomina dei commissari è di competenza del Ministero della Giustizia. Una difesa che, tuttavia, non placa le legittime pretese di chi ha visto la propria aspirazione professionale potenzialmente compromessa da una procedura viziata alla radice.
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