Carabinieri

Carabiniere scagionato da un’accusa ingiusta relativa a fatti verificatisi durante il servizio.

A seguito di un intervento richiesto da un anziano cittadino che lamentava la presenza di un estraneo in casa, due militari dell’Arma, verificato che il presunto intruso altri non era che l’immagine stessa del chiamante riflessa nello specchio, tentavano di calmarlo ed effettuavano una ripresa video per sollecitare l’intervento dei Servizi Sociali.

La registrazione però finiva in rete.

I due Carabinieri venivano così imputati per “interferenze illecite nella vita privata”.

Nello specifico “per il reato p. e p. dagli artt. 110, 615 bis co. 1 e 3 c.p., perché, in concorso tra loro, con abuso di poteri ed in violazione dei doveri inerenti alla funzione ed al servizio, mediante telefono cellullare modello xxx in uso a xxx, indebitamente captavano con videoripresa all’interno dell’abitazione di xxx, notizie ed immagini relative ad aspetti della vita privata della predetta persona offesa. Con l’aggravante di aver commesso il fatto con abuso di potere ed in violazione dei doveri inerenti alla funzione e al servizio”.

Lo Studio Legale Parente assumeva la difesa di uno degli imputati, ottenendo già in udienza preliminare una sentenza di non luogo a procedere.

Secondo il Giudice, infatti, “gli elementi acquisiti a carico degli odierni imputati non sono idonei a sostenere l’accusa in giudizio”.

L’art. 615 bis c.p. punisce le “interferenze illecite nella vita privata”, definendo come tale, come vita privata, quella che si svolge nei luoghi indicati dall’art. 614 c.p. e, quindi, nel domicilio o nelle sue appartenenze, così mostrando come la condotta punibile debba consistere nella ripresa visiva o sonora da parte di chi al domicilio ove essa si stia svolgendo, non sia lecitamente ammesso.

Ne discende che non può commettere il delitto indicato chi si trovi lecitamente nell’abitazione all’interno della quale effettui una registrazione (di qualsivoglia azione si sita compiendo), perché tale soggetto è stato ammesso ad assistervi”.

Nel caso di specie era stata la medesima e presunta vittima a richiedere l’intervento delle forze dell’ordine. Di conseguenza i due Carabinieri imputati erano legittimati ad essere presenti presso la sua abitazione.

Pertanto il nostro cliente veniva scagionato per non aver commesso il fatto “laddove per fatto deve intendersi l’indebita captazione di riprese nell’abitazione del xxx, all’interno della quale legittimamente operavano in ragione del loro ufficio e servizio”.

Forte della enorme esperienza maturata negli anni, lo Studio Legale Parente è pronto ad aiutarvi nella difesa dei vostri diritti. Chiamateci anche solo per un consulto. Il nostro Studio punta sempre al raggiungimento dell’obiettivo.

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