I giudici piemontesi hanno riconosciuto il diritto del ricorrente ad essere trasferito per assistere la zia affetta da handicap grave in quanto “la nuova disciplina introdotta dall'art. 24 della legge 183/2010 ha eliminato, anche in materia di scelta della sede di lavoro, ogni riferimento alla continuità della prestazione assistenziale”. Inoltre, “il ricorrente aveva anche documentato all'amministrazione la sussistenza del presupposto dell'esclusività della prestazione assistenziale, attraverso lo stato di famiglia della parente disabile e il decreto di nomina a tutore”.

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