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Silenzio-inadempimento trasferimento legge 104/92 – 2

SENTENZA

ex art. 60 cod. proc. amm.;
sul ricorso numero di registro generale 5814 del 2011, proposto da:
Salvatore Cacciuttolo, rappresentato e difeso dall’avv. Arturo Staropoli, con domicilio eletto presso lo studio del medesimo difensore in Napoli, via F. Crispi n. 51;

contro

Comune di Procida in Persona del Sindaco p.t., non costituito in giudizio;

per l’annullamento

1) del provvedimento dichiarativo dell’inottemperanza all’ordinanza di demolizione n.15 del 03.03.2011 ed, al contempo, dispositivo della relativa trascrizione nei registri immobiliari all’esito della notifica all’interessato;

2) di ogni altro atto connesso, collegato e conseguente, ivi compreso il verbale n. 332 del 9.6.2011, di accertamento dell’inottemperanza all’ordinanza di demolizione suindicata;

Visti il ricorso e i relativi allegati;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nella camera di consiglio del giorno 7 dicembre 2011 il dott. Umberto Maiello e uditi per le parti i difensori come specificato nel verbale;

Sentite le stesse parti ai sensi dell’art. 60 cod. proc. amm.;

 

Il Comune di Procida, con ordinanza di demolizione n. 15 del 03.03.2011, ha ingiunto al ricorrente la demolizione di due tettoie (rispettivamente di mq 72 con altezza di 2 metri e di mq 60 con altezza di 2,40 metri) abusivamente realizzate nel territorio del suddetto Ente, alla via Giovanni da Procida.

Avverso tale provvedimento il ricorrente ha interposto un atto di gravame che è stato respinto da questa Sezione con la sentenza n. 3759 del 13.7.2011.

Mette conto evidenziare che il ricorrente, con istanza del 29.4.2011, aveva, altresì, presentato, ai sensi dell’art. 36 del d.p.r. 380/2001, una domanda di accertamento di conformità, riscontrata dal Comune di Procida con nota interlocutoria n. 5367 del 3.5.2011, con la quale il predetto Ente chiedeva documentazione integrativa, sospendendo nelle more “la pratica”.

Ciò nondimeno, in evidente spregio alla dedotta pendenza del mentovato procedimento di sanatoria, il Comune di Procida portava a compimento l’esecuzione del procedimento sanzionatorio, emettendo il provvedimento impugnato, dichiarativo dell’inottemperanza all’ordinanza di demolizione n.15 del 03.03.2011 ed, al contempo, dispositivo della relativa trascrizione nei registri immobiliari in vista della successiva immissione in possesso.

In ragione di quanto fin qui esposto il ricorso si rivela fondato e, pertanto, va accolto con conseguente annullamento del provvedimento impugnato.

Com’è noto, secondo il consolidato orientamento della Sezione, dal quale non vi è ragione per discostarsi, le istanze presentate ai sensi dell’art. 36 del d.p.r. 380/2011 introducono una separata ed autonoma sequenza procedimentale e, nel caso, processuale, in presenza di impugnativa di provvedimenti di rigetto espressi o taciti ex lege; sequenza che non incide sulla legittimità del provvedimento sanzionatorio a monte, “ma unicamente sulla possibilità dell’amministrazione di portare ad esecuzione la sanzione …autonomamente valutando gli effetti” delle sopravvenute istanze a detti fini, non essendo prevista dalla legge alcuna sospensione automatica, quali invece disposte in presenza di procedure di condono dettata da normativa eccezionale (cfr., sul punto, l’ampia disamina di Tar Campania, questa sesta sezione, n. 26787 del 3 dicembre 2010, che qui si ha per riprodotta).

E’, peraltro, proprio siffatto orientamento, ancora di recente ribadito (cfr. TAR Campania, VI Sezione n. 3193 del 16.6.2011) ad imporre, in accoglimento del ricorso, l’annullamento del provvedimento impugnato cui tramite vien dato immediato seguito alla procedura accertativa dell’inottemperanza all’ordine di demolizione, quale prevista dall’art. 31, comma 4, del d.P.R. 380 del 2001 per la produzione degli effetti acquisitivi previsti dalla medesima previsione di legge.

Ed invero, da tale attività l’amministrazione doveva, allo stato, astenersi, avendo essa amministrazione, ritenuto ammissibile l’istanza di accertamento di conformità per sanare l’abuso oggetto dell’ordine di demolizione precedentemente impartito, tant’è che con la nota suindicata del 3 maggio 2011 ha espressamente “sospeso l’iter della pratica” in attesa delle integrazioni documentali richieste.

Il che, beninteso, non comporta alcun giudizio da parte del Collegio sulla legittimità della “sospensione” della pratica nelle condizioni date, ovvero nel consentire il perdurare di tale stato; ed invero, siffatta questione esula (deve esulare) dall’oggetto del giudizio, circoscritto dalla domanda attorea e dalla (qui non avutasi) replica della parte resistente.

Per quanto qui riguarda deve convenirsi con la ricorrente sul punto che, avendo l’amministrazione ritenuto di dar corso alle istanze sospendendone l’iter e così precludendo anche il formarsi del provvedimento reiettivo tacito sull’accertamento di conformità ex art. 36 del T.U. sull’edilizia, non poteva poi procedere nei descritti modi senza far luogo ad una previa definizione (a questo punto) espressa dell’istanza di parte.

In siffatte evenienze, non può trovare applicazione il costrutto giuridico cd. del silenzio rigetto, il cui ambito operativo è, infatti, riferito, nell’economia complessiva del modello normativo recepito dall’art. 36 del d.p.r. 380/2001, ai soli casi in cui l’istanza del privato non riceva alcun riscontro da parte dell’Amministrazione adita.

Di converso, nelle ipotesi – com’è quella di specie – in cui l’Autorità procedente ha assunto concrete iniziative istruttorie, dando dunque impulso al procedimento e riappropriandosi, in tal modo, della gestione del procedimento, l’inerzia successivamente serbata non potrà che essere qualificata come mero inadempimento.

E ciò anche a garanzia dell’affidamento maturato in capo al soggetto istante per effetto del comportamento inizialmente tenuto dall’Autorità procedente, sulla quale incombe, in ossequio al principio del clare loqui, l’onere di portare a compimento il procedimento cui ha dato positivo impulso (cfr. TAR CAMPANIA; Napoli, Sez. II, n. 1019 del 23.2.2011).

Conclusivamente, ribadite le svolte considerazioni, il ricorso va accolto e, per l’effetto, s’impone l’annullamento del provvedimento impugnato.

Le spese di giudizio seguono la soccombenza e, per l’effetto, il Comune intimato va condannato al pagamento, in favore della ricorrente, delle spese processuali, liquidate complessivamente in € 750,00 (settecentocinquanta/00), oltre IVA e CPA se dovute.

P.Q.M.

Il Tribunale Amministrativo Regionale della Campania (Sezione Sesta), definitivamente pronunciando sul ricorso, come in epigrafe proposto, lo accoglie e, per l’effetto, annulla il provvedimento impugnato.

Condanna il Comune di Procida al pagamento, in favore della ricorrente, delle spese processuali, liquidate complessivamente in € 750,00 (settecentocinquanta/00), oltre IVA e CPA se dovute.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.