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Rigetto trasferimento legge 104/92 – 2

SENTENZA

sul ricorso numero di registro generale 7390 del 2009, proposto da:
Ecogest Srl, rappresentato e difeso dagli avv. Luigi Manzi, Vincenzo Pellegrini, con domicilio eletto presso Luigi Manzi in Roma, via Federico Confalonieri, 5;

contro

Provincia di Udine, rappresentata e difesa dall’avv. Arturo Benigni, con domicilio eletto presso Arturo Benigni in Roma, via Siracusa,16; Regione Friuli-Venezia Giulia, rappresentata e difesa dagli avv. Michela Delneri, Daniela Iuri, domiciliata per legge in Roma, Uff.Dist.To-p.zza Colonna 355; Arpa Friuli Venezia Giulia, Comune di Corno di Rosazzo;

per la riforma

della sentenza del T.A.R. FRIULI-VENEZIA-GIULIA – TRIESTE: SEZIONE I n. 00431/2009, resa tra le parti, concernente DINIEGO APPROVAZIONE PIANO ADEGUAMENTO DISCARICA.

 

Visti il ricorso in appello e i relativi allegati;

Visti gli atti di costituzione in giudizio di Provincia di Udine e di Regione Friuli-Venezia Giulia;

Viste le memorie difensive;

Visti tutti gli atti della causa;

Relatore nell’udienza pubblica del giorno 4 novembre 2011 il Cons. Eugenio Mele e uditi per le parti gli avvocati Manzi, Pellegrini e Delneri;

Ritenuto e considerato in fatto e diritto quanto segue.

 

FATTO

Il presente appello è proposto dalla società indicata in epigrafe e si dirige contro la sentenza del Tribunale amministrativo regionale del Friuli-Venezia Giulia, anch’essa indicata in epigrafe, con la quale è stato rigettato un ricorso giurisdizionale ivi proposto contro un provvedimento di diniego di accoglimento di un piano di adeguamento di una discarica, con contemporaneo ordine di chiusura della discarica medesima e con l’obbligo di fornire garanzie finanziarie.

Questi i motivi dell’appello;

Violazione dell’art. 17 del decreto legislativo n. 36 del 2003, dell’art. 3 della legge n. 241 del 1990, carenza di istruttoria e dei presupposti; in quanto manca nel provvedimento impugnato in primo grado una coerente motivazione, soprattutto in considerazione della lunga istruttoria e della mancanza di riferimento agli atti prodotti dall’istante in sede di conferenza tecnica;

Violazione della direttiva CE n. 31/99, dell’art. 17, all. 1 e 2 del decreto legislativo n. 36 del 2003, della legge regionale n. 15 del 2005 e della legge regionale m. 32 del 2003, nonché travisamento, errata valutazione dei fatti , difetto dei presupposti, carenza di istruttoria e di motivazione, nonché disparità di trattamento; essendo evidente che la motivazione del diniego contiene non tre, ma due motivi ostativi, poiché l’aumento della volumetria complessiva è connesso al mancato monitoraggio della falda; mentre il monitoraggio non è previsto per l’adeguamento della discarica e comunque la società ha posizionato i piezometri in collegamento con l’ARPA, mentre l’impermeabilizzazione del fondo è stata trattata dalla Provincia come se si trattasse di un impianto nuovo, senza considerare che la norma non poteva essere interpretata che come un adeguamento possibile in relazione allo stato della discarica, già parzialmente colmata, oltre al fatto che sono comunque rispettati i principi della direttiva comunitaria prima richiamata e che è presente una rete-spia, mentre le pareti della discarica medesima presentano una membrana cui è accoppiato un materassino bentonitico di valore equivalente a quello naturale di uno spessore di argilla;

Violazione falsa applicazione dell’art. 17 del decreto legislativo n. 36 del 2003, in relazione al piano regionale dei rifiuti e al programma provinciale di attuazione del piano suddetto, contraddittorietà, carenza dei presupposti, dell’istruttoria e della motivazione; avendo i provvedimenti richiamati previsto proprio l’inserimento di una rete-spia;

Violazione dell’art. 4 della legge regionale n. 15 del 2005, nonché carenza di istruttoria e di motivazione; per essere mancato il parere dell’ARPA;

Violazione e falsa applicazione dell’art. 17 del decreto legislativo n. 36 del 2003, in relazione all’art. 6 del d.l. n. 59 del 2008, nonché contraddittorietà, disparità di trattamento e perplessità; sia perché la chiusura degli impianti a cui è negato l’adeguamento riguarda solo quelli per rifiuti pericolosi e sia perché è necessario un adeguamento temporale;

Eccezione di costituzionalità degli artt. 17, 3 e 9 del decreto legislativo n. 36 del 2003, in relazione all’art. 117, comma 1, della Costituzione, per violazione dell’art. 174 del Trattato CE. e della direttiva CE n. 31 del 1999, e contrasto con artt. 3 e 41 Cost.; in quanto le norme di tutela ambientale devono essere considerate elastiche, sulla base del criterio di prevenzione;

Violazione e falsa applicazione dell’art. 17, comma 5, del decreto legislativo n. 36 del 2003, degli artt. 1, 2, 3, 7, 8, 21 octies della legge n. 241 del 1990, nonché incompetenza, difetto dei presupposti e di istruttoria; poiché il diniego del piano di adeguamento non determina l’automatica chiusura della discarica, dovendosi aprire all’uopo un altro procedimento, peraltro di competenza dirigenziale;

Violazione dell’art. 10 della direttiva CE n. 31 del 1999, degli artt. 17, comma 5, 8, 12, 14, 15, all, I e all. II del decreto legislativo n. 36 del 2003, dell’art. 1, comma 3, della legge regionale n. 32 del 2995, del decreto legislativo n. 152 del 2006, nonché carenza di istruttoria e di motivazione; poiché il periodo “post mortem” della discarica deve essere quello della originaria autorizzazione e non quello delle nuove discariche, essendo mancato l’adeguamento;

Violazione art. 117 Cost., decreti legislativi n. 59 del 2005, n. 152 del 2006 e n. 36 del 2003, nonché carenza dei presupposti e della motivazione; in quanto, essendo la materia ambientale di competenza esclusiva statale, avrebbero dovuto trovare applicazione le norme legislative nazionali, sopravvenute in materia, in pendenza della istruttoria sulla domanda di adeguamento.

La Provincia di Udine si costituisce in giudizio e resiste all’appello, chiedendone la reiezione, e rilevando la nullità della notifica dell’appello, intervenuta presso la segreteria del TAR, la carenza di interesse, essendo ormai trascorso il termine del 30 giugno 2009, per continuare a ricevere rifiuti, la inammissibilità dei nuovi documenti presentati in appello, e la infondatezza nel merito dell’appello medesimo.

La società appellante presenta una successiva memoria illustrativa, con la quale controdeduce in ordine alle eccezioni formulate ed insiste per l’accoglimento dell’appello-

La causa passa in decisione alla pubblica udienza del 4 novembre 2011.

DIRITTO

L’appello è solo parzialmente fondato, in relazione alla chiusura immediata della discarica, mentre per il resto è infondato.

In ordine alle eccezioni proposte dagli appellati, quella relativa alla nullità della notifica alla Provincia di Udine, per essere intervenuta presso la segreteria del Tribunale amministrativo regionale è infondata, in quanto, in primo grado la detta Provincia e il suo procuratore risultano domiciliati presso la Segreteria del TAR, ove è intervenuta la notifica dell’appello, che peraltro è andata a buon fine, in considerazione della costituzione della medesima Provincia nel giudizio di appello; relativamente, poi, alla errata notifica alla Regione Friuli-Venezia Giulia, al di là del fatto che la eventuale nullità della notifica è stata sollevata da soggetto diverso, comunque va rilevato che la stessa è andata a buon fine, essendosi anche la Regione costituita regolarmente nel giudizio di appello.

Per quanto riguarda, poi, la eventuale inammissibilità dei documenti presentati per la prima volta in appello, può rilevarsi che gli stessi non presentano aspetti rilevanti ai fini del decidere, per cui si può prescindere dagli stessi.

Relativamente, poi , alla sopravvenuta carenza di interesse da parte dell’appellante, essendo ormai sopraggiunto il termine del 30 giugno 2009, va rilevato che comunque sussiste un interesse circa il negato adeguamento all’epoca intervenuto, nonché quello concernente le garanzie finanziarie concernenti la post chiusura.

Ciò premesso, il ricorso in appello in ordine al provvedimento che nega l’adeguamento della discarica è infondato per tale parte.

Ed infatti, non può dirsi che non vi è motivazione, quando questa è individuata “per relationem” all’istruttoria posta in essere da un organismo tecnico (la Conferenza tecnica) che ha dato attente e precise considerazioni in ordine allo stato della discarica, mentre il fatto che le considerazioni non siano state apprezzate dalla stessa Conferenza non determina affatto una mancanza di istruttoria o di motivazione, mentre il parere dell’ARPA è stato reso nella suddetta conferenza da parte della dott.ssa Marta Piazzotta che ha partecipato alla suddetta Conferenza tecnica.

Per quanto concerne il merito della vicenda (ricompreso fondamentalmente nei motivi II e III del ricorso in appello, non può dubitarsi (siano due o tre le ragioni tecniche che ostavano all’adeguamento) che la Conferenza tecnica ha individuato valide ed effettive ragioni per emanare la propria proposta negativa sull’adeguamento stesso, vale a dire la errata impermeabilizzazione del fondo della discarica e delle pareti della discarica medesima rispetto a quanto previsto dal decreto legislativo n. 36 del 2003, il mancato monitoraggio delle acque di falda, con realizzazione di tre piezometri da concordare con l’ARPA, con conseguente impossibilità di aumento della volumetria complessiva (e il mancato coordinamento con l’ARPA, evocato dall’appellante, non esclude la violazione accertata), per cui appare corretta la motivazione con la quale è stato rifiutato il piano di adeguamento proposto.

La questione di costituzionalità proposta (con il motivo VI) per contrasto del decreto legislativo n. 36 del 2003 all’art. 117 Cost. non appare non manifestamente infondata.

Le norme in questione, infatti, debbono essere interpretate in modo elastico, ammettendo soluzioni alternative rispetto a quelle previste, purché compatibili con la normativa comunitaria. La questione, pertanto, secondo il Collegio, non rileva sul piano della legittimità costituzionale, essendosi in presenza di valutazioni di merito rimesse all’Amministrazione, che nella specie non ha ritenuto equivalenti le misure predisposte dall’appellante per la discarica de qua.

Non fondata è, poi, la questione della sopravvenuta competenza statale in materia ambientale, in quanto le regioni a statuto speciale, salva la uniformità di trattamento sull’intero territorio nazionale, possono adottare procedimenti anche più rigorosi nella materia ambientale, mentre non può non rilevarsi che la procedura, iniziata con la normativa regionale, non poteva che essere proseguita con la stessa.

Fondato è invece quella parte dell’appello che si riferisce alla chiusura automatica dell’impianto e alle garanzie finanziarie richieste.

Infatti, l’art. 17, comma 5, del decreto legislativo n. 36 del 2003 stabilisce che in caso di diniego del piano di adeguamento della discarica, l’Amministrazione deve stabilire tempi e modi per la chiusura della discarica medesima, per cui è evidente che la chiusura non può essere un effetto automatico del diniego di adeguamento; questo non consente più alla discarica di essere attiva, ma occorre che l’Amministrazione esamini caso per caso la situazione della discarica non adeguata e, a seguito di una precisa istruttoria, detti i termini temporali e modali per la chiusura definitiva della discarica, individuando altresì le garanzie finanziarie necessarie perché l’operazione possa essere proficuamente essere determinata.

Peraltro, tali modalità, ivi comprese le garanzie finanziarie, debbono tenere conto della originaria autorizzazione, venuta meno per effetto del mancato adeguamento della discarica e non essere determinate allo stesso modo delle discariche, dapprima adeguate e poi poste in chiusura.

L’appello va, pertanto, accolto soltanto per tale ultima parte, in ordine alla mancata attivazione di uno specifico provvedimento di chiusura, mentre per il resto va rigettato.

Le spese di giudizio del doppio grado, in considerazione, della sia pur parziale riforma della sentenza appellata, possono essere compensate integralmente fra tutte le parti costituite.

P.Q.M.

Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Quinta)

definitivamente pronunciando sull’appello, come in epigrafe proposto, lo accoglie limitatamente alla parte indicata in motivazione e, per l’effetto, in riforma parziale della sentenza appellata, accoglie per tale parte il ricorso di primo grado; lo rigetta per il resto.

.Spese del doppio grado compensate.

Ordina che la presente sentenza sia eseguita dall’autorità amministrativa.